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Il 25 maggio scorso Moverim ha partecipato alla giornata di lancio italiano di Horizon Europe, organizzato da APRE, l’Agenzia per la Promozione della Ricerca Europea. A guidare l’incontro, Raffaele Liberali, Consigliere del Ministro per le relazioni con le Istituzioni Comunitarie presso il Ministero dell’Università e della Ricerca (MUR), nonché Rappresentante italiano al comitato strategico di Horizon Europe, il quale ha subito introdotto il tema della giornata e ha presentato le prime due ospiti istituzionali: Mariya Gabriel, Commissaria europea per Innovazione, ricerca, cultura, istruzione e giovani (DG RTD e DG EAC) e Maria Cristina Messa, Ministro italiano dell’Università e della Ricerca (MUR).

Apertura Istituzionale

La Commissaria Gabriel ha esordito ricordando l’ambizione della Presidente della Commissione Von der Leyen di trasformare l’Europa in una società più resiliente, ecologica e digitale, aggiungendo che l’Italia potrà dare un contributo fondamentale in quanto è un paese con una conclamata tradizione di innovazione scientifica. I nuovi strumenti introdotti nel Programma Horizon Europe sono pensati per creare network strategici e coinvolgere maggiormente le comunità scientifiche e le PMI.
L’Italia trarrà vantaggio da questi nuovi strumenti, in particolare per quanto riguarda le nuove partnership strategiche e le sinergie di finanziamento: su quest’ultimo punto, la possibilità di unire i fondi strutturali, con i finanziamenti di Horizon Europe e il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNNR) avvantaggerà l’Italia, il cui piano – sottolinea Gabriel –  comprende già importanti risorse e investimenti nella ricerca per sostenere la scienza e le capacità di innovazione delle imprese. In conclusione, la Commissaria ha sottolineato la già significativa partecipazione dell’Italia in Horizon 2020 e ha terminato il suo intervento auspicando un sempre maggior coinvolgimento del nostro paese nel nuovo Programma Horizon Europe, confidando sulla creatività e l’innovazione dei ricercatori, delle PMI e delle startup italiane.
A sua volta, la Ministra Messa si è detta orgogliosa dello sforzo dell’Italia nel campo della ricerca e dell’innovazione e della sua partecipazione attiva ad Horizon Europe, un programma che stimola la competitività tra i paesi non rinunciando alla dimensione sociale. Infatti, secondo il Ministro, il fatto che i beneficiari finali di Horizon Europe siano i cittadini europei e il loro benessere è uno dei punti di forza del programma. Il nuovo programma quadro europeo per la ricerca e l’innovazione, inoltre, si inserisce in maniera cruciale all’interno degli obiettivi nazionali di ricerca: il Fondo Italiano per la Scienza istituito dal governo e che dal 2021 entrerà in maniera stabile nel panorama italiano di sovvenzioni per la ricerca e l’innovazione va di fatto nella stessa direzione di Horizon Europe, caratterizzandosi come una sovvenzione simile a quelle previste dall’European Research Council (ERC) per la ricerca di base. Per finire, Messa si è detta ottimista, aspettandosi un miglioramento dei risultati della ricerca italiana in Horizon Europe, e impegnandosi come governo ad attuare riforme che serviranno a migliorare le condizioni di accesso alle risorse e far sì che i ricercatori italiani si esprimano e siano apprezzati in tutto il mondo.

Il ruolo italiano in Horizon Europe

Nella seconda parte della mattinata, si è voluto approfondire il ruolo dell’Italia in Horizon Europe e le sinergie che intercorrono tra i finanziamenti per la ricerca a cui il nostro paese potrà attingere.
La ricerca scientifica è un elemento fondamentale per l’Unione Europea, come sottolineato dall’ambasciatore Michele Quaroni, Rappresentante Permanente Aggiunto d’Italia presso l’Unione Europea a Bruxelles. Durante il negoziato con la Commissione Europea, l’Italia ha esposto le sue priorità e Horizon Europe è stato il perno di discussione. In particolare, l’attenzione italiana è stata posta sulle cooperazioni all’interno della regione Mediterranea e internazionale, sulla cultura creativa, sullo sviluppo di calcolo ad alte prestazioni, sulla ricerca spaziale e sulle sinergie con fondi strutturali, oltre che sullo sviluppo delle piccole medie imprese.
Come sottolineato anche dal Direttore Generale di Ricerca e Innovazione (DG RTD) Jean Enrique Paquet, il coordinamento e la collaborazione sono azioni cruciali per sfruttare al massimo le opportunità. La Commissione Europea si aspetta un alto grado di partecipazione italiana al programma Horizon Europe e una successiva disseminazione della ricerca scientifica. 
A questo proposito, l’intervento di Maria Letizia Melina, Segretario Generale al Ministero dell’Università e della Ricerca (MUR) ha chiarito come l’Italia si sia preparata eccellentemente alla partecipazione a Horizon Europe. Anche Melina, come Messa, ha sottolineato come il programma nazionale vada di pari passo con quello europeo, sempre stimolando la presenza dei ricercatori italiani nella scienza europea e globale.

Le principali novità di Horizon Europe

Successivamente, nel corso della Tavola rotonda coordinata da Enrica Battifoglia di PNNR sono state presentate le principali novità di Horizon Europe dai protagonisti delle varie attività a livello europeo. Queste novità possono essere divise in due tipologie. Da un lato troviamo le vere e proprie new entries nel programma di ricerca europeo, ovvero:
– Le Missions: L’obiettivo delle Missioni è quello di coinvolgere direttamente i cittadini e di sviluppare progetti attraverso le loro idee. Infatti, dal confronto con i cittadini che hanno partecipato attivamente all’implementazione del programma, sono stati individuate le cinque missions che verranno affrontate: il cambiamento climatico e la sostenibilità ambientale, l’acqua e l’idrosfera, il suolo (e la coltivazione della terra per la prosperità del genere umano), le Smart cities, e il cancro, una delle sfide più importanti per gli europei. Questi obiettivi concreti e vicini al cittadino verranno affrontati in maniera pluridisciplinare e attraverso una modalità objective driven.
– I New Bauhaus: questo programma ambizioso è un ponte che in modo interdisciplinare ha l’obiettivo di collegare scienza, tecnologia, arte e cultura per un futuro sostenibile e che cavalchi le strategie del Green Deal. In questo settore l’Italia ha le competenze per giocare un ruolo rilevante, se non di guida, in Europa.
– L’European Innovation Council (EIC): L’ Innovazione è il caposaldo di questo progetto che vuole identificare e supportare quelle tecnologie che sono dirompenti, radicali, un passo strategico per cambiare l’equilibrio di mercato e che aiutino le aziende a diventare leader di mercato. È rivolto alla crescita delle startup innovative con strumenti finanziari dedicati. Nelle parole della Commissaria Gabriel, l’EIC sarà la fabbrica di unicorni dell’UE, a supporto diretto delle aziende (start-up e PMI) dalla fase di ricerca alla diffusione sul mercato.
Dall’altra parte, ulteriori novità emergono dall’evoluzione di qualcosa che esisteva già in Horizon 2020, ovvero:
– L’European Institute of Innovation and Technology (EIT): è uno strumento fondamentale per costruire ecosistemi innovativi, mettendo insieme istruzione, ricerca e business in reti che interagiscono per colmare il divario fra ricerca e innovazione concreta. Per l’Italia, sarà di fondamentale importanza il lancio della nuova KIC sulla cultura e le industrie creative.  
– Le sinergie tra fondi: esse sono necessarie per passare dall’idea all’implementazione di un progetto. Massimizzare la quantità e l’impatto sono gli obiettivi per allineare i vari programmi italiani a quelli europei. La cumulabilità dei fondi Horizon Europe, con quelli nazionali e regionali con il PNRR è fondamentale per l’Italia per allocare le risorse necessarie per il co-finanziamento adeguato delle attività di ricerca.
– L’organizzazione delle partnership europee: nella fase di attuazione dei progetti i partenariati sono fondamentali. L’obiettivo è quello individuare un tema critico per la società, come la salute, la transizione digitale e il Green Deal per connettere i soggetti più rilevanti in ricerca e tecnologia per arrivare ad una soluzione ricercando continuità internazionale e riducendo la frammentazione della ricerca. Alle nuove partnership è stato dedicato il 25% del budget del secondo pillar di Horizon Europe.

Dimensione internazionale e Mediterraneo

Maria Cristina Russo, Direttrice della cooperazione internazionale alla DG Ricerca e Innovazione (DG RTD) è intervenuta a proposito della dimensione internazionale di Horizon Europe. L’Italia ha tradizionalmente considerato la collaborazione con Paesi terzi un eccellente canale diplomatico e uno strumento di crescita reciproca, ponendosi come protagonista a livello europeo della cooperazione con i paesi del Mediterraneo.
Dal punto di vista geopolitico, la ricerca e l’innovazione sono parte determinante della politica estera dell’Unione Europea: Horizon Europe traduce concretamente le priorità politiche della Commissione Von der Leyen, tra tutte il fatto che non esistano frontiere tra politiche interne ed esterne dell’Unione, e che tutte le politiche settoriali comprese la ricerca e l’innovazione contribuiscono a fondare la nostra azione esterna su basi più solide.
Horizon Europe ha l’obiettivo geopolitico di rafforzare le relazioni con Paesi terzi, aprendo i programmi di ricerca a partenariati internazionali per far fronte comune alle sfide globali. L’apertura internazionale è tuttavia bilanciata in modo strategico dalla possibilità di limitare la partecipazione di Paesi terzi in alcuni settori sensibili al fine di salvaguardare la sicurezza dell’Unione.
Per quanto riguarda il Mediterraneo, la ricerca e l’innovazione sono fondamentali per promuovere un’economia sostenibile e creare posti di lavoro. In quest’area l’Italia ha giocato un ruolo fondamentale, facendosi promotrice del Programma PRIMA che consente ai paesi membri di partecipare a programmi di ricerca intrapresi congiuntamente tra le due sponde del Mediterraneo per sostenibilità idrica e agricoltura. Inoltre, il nostro paese ha dato un forte sostegno all’iniziativa BlueMed che promuove la ricerca su temi di crescita sostenibile nell’area mediterranea.
Nell’ambito dell’Unione per il Mediterraneo (UfM), l’Italia ha inoltre contribuito a definire tre aree prioritarie chiare di ricerca e innovazione come base per le azioni future di Horizon Europe: il cambiamento climatico, l’energia rinnovabile e la salute.
Al termine del suo discorso, la Direttrice Russo ha voluto ribadire l’importanza geopolitica crescente della dimensione internazionale di Horizon Europe, sottolineando che uniti si è più forti e si può consolidare la leadership europea in materia di ricerca e innovazione a livello globale.

Quali sfide per l’Italia

Per concludere la giornata, Francesco Profumo, Presidente della Fondazione Compagnia di San Paolo, ha voluto ricordare quali sono le sfide che l’Italia deve ancora affrontare per migliorare la sua partecipazione al programma quadro europeo per la ricerca e l’innovazione.
In Horizon 2020, l’Italia è stata molto presente a livello di proposte ottenendo però un tasso di successo del 13%. Per migliorare questo dato, secondo Profumo, è necessario organizzarsi adeguatamente: è indispensabile un forte coordinamento tra i diversi Ministeri e il raccordo con il settore industriale, i quali devono lavorare insieme senza creare sovrastrutture giuridiche. Inoltre, la chiave del successo dei paesi più performanti, ai quali l’Italia si deve ispirare, è che i rappresentanti italiani nei vari board, organismi e comitati parlino a livello comunitario con una sola voce, facendosi portavoce di una strategia nazionale condivisa.
In Italia inoltre bisogna sviluppare il processo di innovazione a livello regionale e locale delle PMI e delle startup, puntando sui nuovi strumenti come le KICs dell’EIT e l’Accelerator dell’EIC. Altri strumenti, come i co-finanziamenti tra fondi strutturali, PNRR, Horizon Europe e BEI rappresentano un’occasione unica per trovare risorse finanziarie indispensabili per finanziare progetti significativi che aiuteranno la modernizzazione della nostra società, ma per sfruttarli al massimo servirà una stretta cooperazione tra ministeri, Stato e regioni.
In conclusione, Profumo ha auspicato che l’Italia non solo partecipi, ma che nei settori prioritari giochi il ruolo di punta all’interno della governance.
Egli ha anche riconosciuto che c’è una forte volontà a livello italiano per andare in questa direzione, ma è necessario lavorare a livello nazionale per avere una presenza più significativa a livello europeo.

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