
Con l’intensificarsi degli impatti climatici in tutta Europa, l’Unione europea sta rafforzando la propria azione in materia di adattamento e resilienza climatica, affiancando alle politiche di riduzione delle emissioni di gas a effetto serra interventi mirati a prepararsi a un clima sempre più avverso. Se la mitigazione resta essenziale per limitare il riscaldamento globale, è ormai evidente che l’Europa deve anche adattarsi a cambiamenti climatici già in atto e destinati a durare nel tempo.
In questo contesto, la Commissione europea sta lavorando a un nuovo quadro integrato per la resilienza climatica e la gestione dei rischi, volto ad aiutare gli Stati membri a prevenire e affrontare gli impatti crescenti del cambiamento climatico. Per garantire un ampio contributo degli stakeholder, la Commissione ha avviato una consultazione pubblica aperta sulla resilienza climatica, coinvolgendo cittadini, esperti e organizzazioni di tutta l’UE. Il quadro sarà adottato nella seconda metà del 2026, dopo una valutazione d’impatto approfondita, e darà attuazione concreta ai principi della Strategia UE di adattamento del 2021.
A sostegno di questa iniziativa politica, un nuovo studio commissionato dalla Direzione generale per l’Azione per il clima (DG CLIMA) e finanziato nell’ambito di Horizon Europe stima che l’Unione europea, gli Stati membri e il settore privato dovrebbero investire circa 70 miliardi di € all’anno nell’adattamento climatico fino al 2050, per ridurre l’esposizione ai crescenti rischi climatici e rafforzare la resilienza dell’Europa.
Lo studio rappresenta la prima valutazione completa, basata su un approccio bottom-up, dei fabbisogni di investimento per l’adattamento climatico a livello europeo e nazionale. L’analisi utilizza una metodologia comune che si allinea al quadro concettuale della Valutazione europea dei rischi climatici (EUCRA) del 2024, in particolare attraverso l’uso delle stesse categorie di rischio e dei cinque cluster settoriali individuati dall’EUCRA (infrastrutture, salute, ecosistemi, sicurezza alimentare, economia e finanza).
Questo approccio consente coerenza e continuità con le future decisioni politiche europee in materia di gestione dei rischi climatici.
L’analisi svolta, coerente con i rischi climatici di medio termine, indica che circa 30 miliardi di € l’anno sono necessari per le infrastrutture, 21 miliardi per gli ecosistemi e 12 miliardi per la sicurezza alimentare, oltre a investimenti in sanità, resilienza economica e misure trasversali come ricerca, innovazione, istruzione e governance.
I fabbisogni di investimento variano sensibilmente tra gli Stati membri in funzione dell’esposizione geografica, della struttura economica e delle caratteristiche nazionali. Francia, Italia, Germania e Spagna presentano le esigenze più elevate, anche a causa della loro dimensione e del valore degli asset esposti ai rischi climatici. Lo studio sottolinea che, sebbene siano stati fatti progressi, permangono significative sfide nella copertura dei fabbisogni di investimento a livello nazionale.
Gap di finanziamento e azioni chiave per colmarli
Nel dettaglio, nel periodo 2021–2027 l’UE ha destinato circa 662 miliardi di euro ad azioni rilevanti per il clima, attraverso il bilancio europeo e strumenti chiave come il Dispositivo per la ripresa e la resilienza (RRF), la politica di coesione e la politica agricola comune. Tuttavia, solo una parte di queste risorse può essere ricondotta con certezza all’adattamento, anche perché molti interventi contribuiscono sia alla mitigazione (ossia la riduzione delle emissioni di gas serra) sia alla resilienza climatica, rendendo complessa una distinzione precisa.
Il report sottolinea inoltre che la mobilitazione di capitali privati per l’adattamento rimane limitata, nonostante segnali positivi derivanti dal quadro normativo europeo sulla finanza sostenibile. Persistono infatti incertezze sui rendimenti degli investimenti, modelli di business ancora poco maturi e una sottovalutazione dei rischi fisici legati al clima. A ciò si aggiungono le difficoltà incontrate da molti Stati membri nel tradurre le priorità di adattamento in progetti pronti per l’investimento, anche a causa della natura spesso locale e frammentata delle soluzioni.
Lo studio conclude che una più forte integrazione dei rischi climatici e dei fabbisogni di adattamento nella pianificazione di bilancio nazionale è essenziale per colmare il divario tra ambizioni strategiche e attuazione concreta. Una migliore armonizzazione dei dati sui rischi e sui costi dell’adattamento, insieme all’uso di strumenti finanziari innovativi e di partenariati pubblico-privati, può contribuire a rendere i progetti più bancabili e a mobilitare ulteriori risorse.
Infine, la ricerca evidenzia che gli investimenti in adattamento generano benefici che vanno oltre la resilienza climatica, contribuendo anche alla mitigazione, alla salute pubblica, alla tutela degli ecosistemi e alla stabilità economica di lungo periodo. Valorizzare questi co-benefici e dare maggiore priorità alle misure “no-regret” e “low-regret” sarà fondamentale per garantire un uso efficiente delle risorse e costruire un’Unione europea più resiliente entro il 2050.
Per maggiori informazioni, visita la sezione About Climate Adaptation and Resilience sul sito della Commissione europea e consulta l’Assessment of EU and Member States Adaptation Investment Needs per dati e analisi dettagliate.