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Il 6 e 7 aprile 2017 si è tenuta a Bruxelles la conferenza “University Business Forum” organizzata dalla Commissione europea. L’evento ha riunito circa 400 operatori provenienti da settori differenti, tra cui PMI, Università, organizzazioni ed associazioni europee, grandi aziende e autorità europee, nazionali e locali. La conferenza è stata una straordinaria opportunità di dialogo e confronto sui rapporti tra il mondo dell’impresa e dell’università, analizzata sia da una prospettiva aziendale che da quella prettamente accademica. Il meeting è stato suddiviso in sessioni plenarie e sessioni parallelle, queste ultime volte ad analizzare tematiche più settoriali tra cui il partenariato strategico tra autorità locali ed università, competenze innovative e Smart Specialisation.

L’incontro si è aperto con l’intervento di tre massime cariche della politica europea: il commissario europeo della Direzione generale Educazione e Cultura (EAC) Tibor Navracsics, il Ministro dell’Educazione di Malta Evarist Bartolo e il Presidente del commissione CULT  del Parlamento europeo Petra Kammerevert. Il messaggio delle tre autorità è stato univoco: il ruolo delle università è fondamentale per il progresso e la competitività dell’UE. La leadership europea, sia in termini di innovazione tecnologica che, in senso più ampio, in termini di competitività globale, è oggi più che mai a rischio: USA e Cina continuano a guadagnare quote di mercato, mentre l’Europa riesce faticosamente a tenere il passo. Di qui gli speakers hanno sottolineato come le università debbano agire come una delle forze promotrici di un nuovo rinascimento europeo, in grado di premiare l’eccellenza e dialogare con i diversi attori del mondo imprenditoriale.

I successivi interlocutori – Prof. Wolfgang Herrmann della Technische Universität München (TUM) e Luis Reis di Sonae Financial Services – hanno presentato esempi di ottima collaborazione e dialogo tra università ed aziende. La Technische Universität München, per esempio, ha collaborato in diversi progetti di archittettura urbanistica con imprese della Germania meridionale riuscendo ad ottenere risultati eccellenti. Il segreto – ha aggiunto il professore- è quello di coordinare le forze, fissando degli obiettivi che possano premiare lo sforzo di entrambe le parti (accademica ed industriale). Ai due speakers è seguita una “tavola rotonda” che ha dato la parola a professori, businessmen e studenti. Il dialogo è stato particolarmente fruttuoso perchè ha riunito diveri attori sociali, in grado di dare una panoramica sul rapporto università- imprese e il suo impatto sull’economia europea e sulle nuove generazioni, che oggi trovano sempre più difficoltà ad inserirsi in un mercato turbolento e in costante cambiamento. Gli interlocutori hanno evidenziato che la difficoltà maggiore a coordinare le attività impresa-università risiede principalmente nei diversi obiettivi che vogliono essere perseguiti. Mentre infatti le Università generalmente perseguono una politica volta a massimizzare i risultati della ricerca (attraverso pubblicazioni per esempio), dall’altro lato le aziende impongono una politica volta a massimizzare i profitti. I due orientamenti spesso collidono e questo può portare ad un vuoto d’azione. Le voci della tavola- tra cui la Rettrice Prof.ssa Anne de Paepe (Universiteit Gent) il Prof. Tim Bedford (University of Strathclyde) e l’Ing. Péter Lakatos (Videoton)- hanno univocamente sottolineato quanto sia opportuno e necessario continuare a promuovere e favorire parternships tra le aziende e le università. Queste ultime, molto spesso, riescono a colmare un gap conoscitivo e a ottenere risultati che altrimenti non sarebbero raggiungibili. Come si inserisce, invece, lo studente in questo scenario? Mona Marie Heter (JADE– European Confederation of Junior Enterprises) ha promosso il ruolo dell’Università che ha spesso il vantaggio di sottoporre ai propri studenti progetti con un taglio pratico ed operativo. Ciò che deve essere migliorato, tuttavia, è il ponte tra Università ed Imprese che potrebbe essere di beneficio sia agli studenti che alle università e alle imprese. Nella fattispecie, un migliore coordinamento premierebbe l’eccellenza degli studenti, favorirebbe un primo ingresso del lavoro e gli studenti stessi potrebbero agevolare, in seconda battuta, i rapporti di comunicazione tra gli enti.

Le sessioni parallelle, a cui Moverim ha partecipato, hanno invece presentato esempi di partenariato strategico tra autorità locali ed università, competenze innovative e Smart Specialisation. Di particolare interesse e rilievo é stato il contributo del Prof. Jerzy M.Langer (Polish Academic of Sciences – PAN) che ha enfatizzato come la crisi europea converga tutta in un termine: innovazione. L’Europa non è sufficientemente innovativa e questo si traduce sia in una costante perdita di quote di mercato a favore di Usa e Cina sia in un drammatico tasso di disoccupazione giovanile (soprattutto nel Sud Europa ed Est Europa). Come intervenire? Il prof M. Langer ritiene che l’unica via di uscita sia quella di investire nel capitale umano e nella ricerca e propone di guardare a modelli locali di innovazione e cooperazione sviluppati nella città di Breslavia, Bassa Slesia in Polonia. Un’altra testimonianza offerta è stata quella sulla regione di Aragona, zona Nord della Spagna, che presenta una condizione peculiare: il 99% del tessuto industriale é costituito da PMI. La crisi economico-finanziaria post 2008 rischiava di abbattersi come un uragano su un sistema imprenditoriale solido ma di dimensioni ridotte. Tra le altre forme di sostegno promosse dal governo locale, vi è stata la creazione di una piattaforma tra università ed aziende. Nello specifico, le università si sono messe al servizio dell’economia locale e dopo un quinquennio di stagnazione, la regione é tornata a crescere ed è tornata ai livelli pre-crisi. Il terzo e ultimo intervento ha riguardato il Galles. Questa regione ha una esigua popolazione di 3 milioni di persone e rappresenta una delle zone meno sviluppate del Regno Unito ma offre un sistema universitario di primissimo ordine, con 9 centri universitari con un ottimo ranking nazionale ed europeo. Grazie ai fondi strutturali europei (ESIF) e ad ottime connessioni con le aziende locali, il sistema universitario si presenta come uno strumento di progresso e di innovazione del mercato locale. Questi esempi, seppur di natura differente, hanno dato indicazioni importanti:

1. La collaborazione tra Università e imprese è realizzabile e molto spesso si presenta come uno dei mezzi più efficaci di superamento della crisi.
2. I modelli locali possono essere applicati a livello nazionale e/o comunitario.
3. Innovazione e collaborazione sono termini conciliabili e possono essere in grado di produrre grandi risultati.

In conclusione, la conferenza si è proposta di favorire un ponte tra università ed imprese e ha ribadito l’importanza socio-economica delle università. L’obiettivo – sottolineato dall’intervento finale del direttore per l’Innovazione, Cooperazione Internazionale & Sport Antoaneta Angelova-Krasteva – non è quello di modificare il ruolo delle università o delle aziende, piuttosto quello di favorire un continuo dialogo e una più stretta collaborazione. Innovazione, cooperazione, università e mondo industriale: solo in questo modo l’Europa potrà mantenere un ruolo di leadership globale.

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