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covid-19 UE

Copyright: European Commission, 2020

 

In questo periodo di emergenza globale a causa della diffusione della pandemia COVID-19, si susseguono notizie sulle azioni messe in atto da istituzioni europee, stati nazionali e regioni per contrastare la diffusione del virus, e discussioni su chi possa e debba intervenire per far fronte alla crisi. L’Unione europea si sta avvalendo di tutti gli strumenti a sua disposizione in questo senso, nei limiti dei poteri che gli Stati membri le hanno conferito.

Di fronte all’osservazione sollevata circa un inadeguato intervento europeo per far fronte alla crisi, occorre innanzittutto riflettere sulla ripartizione delle competenze tra Unione europea e Stati membri, nonché essere a conoscenza di come si svolge l’iter di formazione degli atti europei. La risposta comune europea alla pandemia di COVID-19 è coordinata dalla Commissione europea, che agisce nell’interesse generale della comunità, ma i provvedimenti che propone devono essere approvati anche dall’istituzione che rappresenta i governi nazionali, ovvero il Consiglio. Di fronte a questa emergenza sanitaria ed economica senza precedenti, l’Unione europea sta intervenendo in diverse aree fondamentali:

-Sanità pubblica
-Ricerca scientifica
-Economia
-Mobilità

Misure Sanitarie

Partiamo dalla premessa che la sanità pubblica non rientra tra le competenze esclusive dell’UE, ma rientra tra: a) le competenze dette “concorrenti” (per quanto riguarda “i problemi comuni di sicurezza in materia di sanità pubblica, limitatamente agli aspetti definiti dal TFUE, Tr Lisbona 2009”) e b) le competenze dette “di sostegno” (per quanto riguarda “la tutela e il miglioramento della salute umana”). Ciò significa che, in base ai principi fondamentali di proporzionalità e di sussidiarietà stabiliti dai Trattati e a cui si ispira l’UE, l’azione dell’UE è possibile se c’è il coinvolgimento da parte dei singoli Stati membri. La sanità dunque è una competenza nazionale (demandata alle regioni, nel caso dell’Italia) e l’Unione europea può soltantosostenere, completare e coordinare l’azione degli Stati membri”.

Cosa sta facendo l’Unione europea in materia di sanità?

1) La Commissaria europea competente per la Salute, Stella Kyriakides, interagisce giornalmente tramite videoconferenza con i 27 Ministri nazionali della Salute e degli Interni, discutendo sulle misure da attuare per contenere la pandemia da Coronavirus.

2) L’Agenzia Europea per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC) con sede a Stoccolma fornisce in tempo reale alle Autorità nazionali dati statistici, studi,  analisi del rischio, ed  emette raccomandazioni e linee guida per spiegare cosa i Paesi dovrebbero fare per affrontare l’emergenza Coronavirus. Si tratta di semplici raccomandazioni perché l’Europa in materia di sanità non può imporre agli Stati membri di uniformarsi a regole europee ma resta al libero arbitrio degli stessi uniformarsi.

3) La Commissione europea ha istituito un team di esperti scientifici composto da epidemiologi e virologi provenienti da diversi Stati membri, tra cui l’Italia. L’obiettivo è tracciare linee guida per tutti i 27 Paesi dell’UE e delineare misure di gestione del rischio basate su dati scientifici.

4) Da un punto di vista più concreto e operativo la Commissione sta concludendo 4 appalti di emergenza congiunti per tutta l’Europa per la produzione di mascherine, respiratori e kit diagnostici ed ha creato una scorta strategica di attrezzature mediche (rescEU) che finanzierà inizialmente con 50 milioni di euro. Si tratta di una fornitura unica per tutti i paesi UE a cui attingeranno i paesi che ne hanno più bisogno, come l’Italia.

5)A tal riguardo, la Commissione ha avviato un dialogo con i produttori europei per arrivare rapidamente ad un aumento della produzione di mascherine e dispositivi di protezione individuale, imponendo la rimozione delle barriere della circolazione di mascherine e di altri dispositivi di protezione individuale all’interno dell’Unione al fine di promuovere la condivisione del materiale disponibile tra i Paesi UE. Gli standard europei per produzione di materiale sanitario sono stati inoltre resi pubblici. Ciò consentirà ai produttori di ottenere dispositivi ad alte prestazioni più rapidamente.

6) La Commissione ha altresì stabilito che le esportazioni di dispositivi di protezione individuale al di fuori dell’UE saranno soggette ad autorizzazione esplicita  da parte degli Stati membri, perché in questo momento la priorità per l’UE è fronteggiare la pandemia nei paesi dell’Unione.

Cure mediche transfrontaliere

La Commissione ha pubblicato una serie di orientamenti pratici per gli Stati membri intesi a sostenere e incoraggiare la cooperazione transfrontaliera tra autorità nazionali, regionali e locali nell’ambito dell’assistenza sanitaria.La cooperazione transfrontaliera può contribuire ad alleviare la pressione che grava sugli ospedali sovraccarichi tramite il trasferimento di pazienti affetti da coronavirus a fini di cura in altri Stati membri in cui sono disponibili posti letto. Equipes specializzate saranno impiegate nella gestione delle operazioni transfrontaliere e una piattaforma digitale verrà utilizzata per permettere ai medici dei diversi Stati membri di comunicare e collaborare tra loro.

Per quanto riguarda l’assistenza finanziaria per la cooperazione transfrontaliera nel settore sanitario, la Commissione ha anche esteso il Fondo di solidarietà alle emergenze di sanità pubblica. Le spese sanitarie sono inoltre ammissibili nell’ambito dei Fondi strutturali ed è già stata garantita ulteriore flessibilità per il trasferimento di fondi nell’ambito della risposta economica coordinata alla pandemia da coronavirus.

Investimenti nella ricerca scientifica

L’Europa da tanti anni è in prima linea per sostenere la ricerca scientifica. Per far fronte alla pandemia sono state messe in atto le seguenti misure:

1) Nell’ambito del programma Horizon 2020, già a fine gennaio sono stati lanciati bandi di emergenza per affrontare il problema del coronavirus. L’Unione europea ha stanziato 48,5 milioni di euro per la ricerca, diagnosi e trattamenti contro il COVID-19 sostenendo 18 progetti di 140 gruppi di ricerca in tutta Europa. In 10 di questi 18 progetti sono coinvolti enti di ricerca italiani ed uno di questi 18 è gestito direttamente da un cordinatore italiano. Si tratta del progetto Exscalate4CoV, coordinato da Dompé farmaceutici e che vede nel consorzio il CINECA di Bologna e il Politecnico di Milano.

2) Sono stati stanziati 45 milioni di euro dall’Iniziativa di Innovazione medica (IMI) con l’industria farmaceutica per finanziare progetti che contribuiscano a sviluppare nuovi approcci terapeutici e diagnostici.

3) La Commissione europea sostiene con un prestito della BEI pari a 80 milioni di euro CureVac, un’impresa innovativa con sede a Tubingen (Germania) e specializzata nella ricerca dei vaccini. L’obiettivo è accelerare lo sviluppo e la produzione per consentire una rapida vaccinazione contro il COVID-19.

4) La Commissione europea ha stanziato 164 milioni di euro per start-up e imprese tecnologiche finalizzato alla realizzazione di progetti innovativi in risposta all’emergenza COVID-19 nell’ambito dell’EIC Accelerator. L’obiettivo è sviluppare nuove tecnologie come per esempio sistemi di monitoraggio delle persone malate o non, per capire i loro spostamenti, per capire il virus come si propaga e per dare un apporto tecnologico alla lotta al virus.

Misure economiche

Per quanto riguarda il sostegno all’economia, sono state messe in atto le seguenti misure:

1) La Commissione lo scorso 2 aprile ha proposto SURE, un nuovo strumento di solidarietà per aiutare a proteggere le imprese e i lavoratori in difficoltà. Con esso l’Europa fornirà assistenza finanziaria per un totale di 100 miliardi di € sotto forma di prestiti agli Stati membri a condizioni favorevoli. I prestiti aiuteranno gli Stati membri ad affrontare aumenti repentini della spesa pubblica per il mantenimento dell’occupazione: nello specifico, concorreranno a coprire i costi direttamente connessi all’istituzione o all’estensione di regimi nazionali di riduzione dell’orario lavorativo e di altre misure analoghe per i lavoratori autonomi introdotte in risposta all’attuale pandemia di coronavirus.

2) la BCE ha lanciato il Pandemic Emergency Purchase Programme (PEPP), il nuovo programma da 750 miliardi di euro finalizzato all’acquisto di titoli di stato per aiutare i 27 Paesi a mantenere la loro stabilità monetaria ed economica minata dall’emergenza coronavirus. Acquistare titoli di stato è importante perché evita che i paesi più in difficoltà non riescano a ripagare i debiti che hanno; e quindi paesi con un grande volume di debiti come l’Italia potranno beneficiare enormemente di questo strumento.

3) La Commissione ha proposto ed ottenuto, grazie al sostengo del Parlamento europeo, di riorientare circa 40 miliardi di euro di Fondi strutturali europei per utilizzarli nella lotta al virus e soprattutto nell’aiuto ai sistemi sanitari nazionali ma anche alle imprese ed ai lavoratori più in difficoltà. Saranno possibili trasferimenti tra i tre fondi della politica di coesione e vi sarà la possibilità di un tasso di cofinanziamento dell’UE pari al 100% per l’esercizio contabile 2020-2021.

4) la Commissione ha autorizzato aiuti di stato che consentiranno agli Stati membri di agire in modo rapido ed efficace per sostenere i cittadini e le imprese. Queste azioni di solito non possono essere effettuate a livello europeo perché rischiano di falsare la concorrenza del mercato europeo, ma vista l’eccezionalità della situazione questo divieto è stato sospeso.

5) La Commissione ha attivato la “clausola di salvaguardia” del Patto di Stabilità per i conti pubblici, con l’obiettivo di garantire la massima flessibilità per sostenere l’occupazione e l’economia.

6) Grazie all’intervento della BEI, verranno mobilitati 8 miliardi di euro per permettere alle banche di fornire liquidità ad almeno 100 mila piccole e medie imprese.

Mobilità: misure su Schengen e circolazione delle merci

Sono state pubblicate linee guida europee per le misure di gestione delle frontiere per proteggere la salute e garantire la disponibilità di beni e servizi essenziali.

1) A partire dal 16 marzo la Commissione europea ha imposto una restrizione temporanea ai viaggi non essenziali in tutta l’Unione europea, nonché dei viaggi da paesi extra UE verso l’UE (30 giorni) con esenzioni per specifiche categorie di viaggiatori e indicazione alle guardie di frontiera per facilitare il rimpatrio di cittadini bloccati all’estero.

2) La Commissione ha pubblicato nuovi consigli pratici su come attuare le sue linee guida per la gestione delle frontiere, al fine di mantenere il trasporto di merci essenziali in tutta l’UE durante l’attuale pandemia attraverso le  cosiddette “corsie verdi”, nonché creare corridoi di transito sicuri e veloci per i lavoratori del settore sanitario.

3) Finora, diverse migliaia di cittadini sono stati rimpatriati da Cina, Giappone, Stati Uniti, Marocco, Tunisia e Georgia e altre destinazioni, grazie al supporto logistico e finanziario dell’Ue e i rimpatri continuano ancora. La Commissione ha pubblicato orientamenti interpretativi sulle modalità di applicazione di alcune disposizioni della legislazione in materia di diritti dei passeggeri nell’UE nel contesto della pandemia di COVID-19.

Misure contro la disinformazione

La disinformazione e le “fake news” in ambito medico abbondano anche per quanto riguarda la pandemia di COVID-19. La vicepresidente della Commissione Věra Jourová ha discusso con le grandi piattaforme online come Google, Facebook, Twitter, Microsoft riguardo alle misure adottate ed eventuali ulteriori azioni da intraprendere per la riduzione e la soppressione di informazioni fuorvianti, contenuti illegali e dannosi, ad esempio teorie della cospirazione sull’origine del virus o la sua presunta diffusione prevista. Finora sono state esposte più di 110 informative sulla disinformazione sul coronavirus sul portale: http://euvsdisinfo.eu/.

Il 30 marzo la Commissione ha lanciato una pagina web sulla lotta alla disinformazione sul virus, fornendo strumenti per la distruzione dei miti e il controllo dei fatti. La Commissione e il servizio europeo per l’azione esterna stanno lavorando a stretto contatto con altre Istituzioni e Stati membri dell’UE, anche attraverso il sistema di allarme rapido istituito a marzo 2019, nonché con partner internazionali del G7 e della NATO.

Abbiamo ritenuto opportuno fare una panoramica delle tante news che provengono dall’attività delle istituzioni europee e cercheremo di rimanere sintonizzati con le fonti ufficiali di informazione per dare visibilità alle iniziative e opportunità a favore dei cittadini e delle imprese europee in risposta all’ emergenza coronavirus.

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